Io non lo so, ma che cazzo succede, ma possibile che ovunque mi giri e dovunque mi muova c'è sempre una mazzata nascosta da qualche parte?!?
Possibile che la mia fottutissima vita debba essere sempre e solo dolore e sofferenza?!?
No, non dovrebbe, in teoria almeno, perchè in pratica mannaggiaallamadonna si, MA NON SI STUFANO MAI!, ma un po' di pietà, non tanta, solo un po', giusto per non dover desiderare di schiattarsi sotto un treno tutti i giorni, ecco.
No, vero?
Nonnò, mi sa di no.
Illuminazione di Lulu11 delle 14:33 | commenti (5)
Non riesco, non riesco. Eppure sono sempre stata in grado di descriverei miei stati d’animo con le parole; se voglio, posso far commuovere chi legge fino alle lacrime o far capire esattamente a qualcuno, tramite mail o lettera o merdaccia scritta, quello che sto provando o sentendo o vedendo in quel momento. Non adesso, però. Ho cominciato a scrivere lo stesso incipit su tre computer differenti, e ogni volta la prima frase era la stessa, solo che poi il resto cambiava, a seconda di come mi sentivo diventava triste, disperato, nostalgico o addirittura divertente, figuriamoci; fatto sta che ancora non ci sono riuscita. Forse è perché credevo di avere più tempo, non so, ogni mattina pensavo ‘ecco, adesso mi ci metto’ e poi ogni pomeriggio, tra una corsa in ospedale o dal dottore e con mio figlio a sbertucciare per casa come un babbuino ‘si, stasera quando avrò tempo e la casa sarà buia e silenziosa mi siedo e lo faccio’ e invece quella mattina e quella sera non sono venute mai, se non si vogliono contare quei dieci minuti usati per i tre famosi incipit. Io lo so perché non posso, però. Perché fa male, fa disperatamente male, e scriverlo, metterlo lì, nero su bianco, addirittura su internet, alla mercé di tanti e tanti sconosciuti avrebbe voluto dire renderlo reale, VERO, ineluttabile e allora forse non lo so se ce l’avrei fatta, se sarei riuscita ancora a vedere quel bozzolo di carne viva e sofferenza che la mia nonna era diventata se comunque non avessi sperato in una specie di miracolo, io, io che sono più atea della merda, io, proprio io, sperare assurdamente in una stracazzata come un miracolo, figurarsi. Si, un miracolo, perché l’incipit, i maledetti incipit, erano sette righe di testo e la prima recitava “mia nonna sta morendo”. La MIA nonna, quella che mi ha cresciuto, quella che mi ha amato come mai nessun altro, quella che insieme a mio nonno mi ha tirato su a forza di fettine in padella e spaghetti al pomodoro e sogliola lessata con la maionese, quella che aspettava seduta con in mano un piattino di frutta accuratamente sbucciata che io finissi di fare il giro del terrazzo della casa al mare sulla mia bicicletta color puffo per infilarmene in bocca un pezzettino, quella che al mare mi diceva di non andare troppo al largo perché c’erano gli squali e di non mangiare la fine della cialda del cono gelato perché era quella che il gelataio toccava con la mano e quindi chissà che germi ci stavano sopra, capirai, come se prima di venire a servirmi se la fosse passata nella piega del culo; quella che quand’ero piccola e leggevo già i libri del terrore avevo paura che nel sonno si trasformasse in vampiro o zombie e mi divorasse durante la notte, ma che durante la notte abbracciavo e tenevo stretta perché solo lei, con la sua pelle morbida e odorosa di borotalco, solo lei poteva tenere i vampiri e gli zombi lontani da me; lei, che insieme a mio nonno è stata l’unica felicità della mia vita, perché mi hanno amato più di loro stessi e tutto quello che io sono di buono e puro e vero lo devo a loro, perché quando siamo andati a Parigi e siamo saliti sulla Tour Eiffel e faceva freddo e io avevo solo un completino di lana turchese (si, mia nonna mi vestiva veramente ma veramente di merda, con cerchietti e mollettone nei capelli che erano sempre tagliati a caschetto e ballerine con il laccetto ai piedi; i primi jeans e le prime converse li ho avuti da mio nonno, dopo averlo supplicato e avergli spiegato che se il primo giorno di scuola media fossi entrata in classe vestita come una che pareva scappata da un dipinto di trovatori del novecento mi avrebbero preso per il culo fino al seimila circa e lui mi portò in gran segreto a fare acquisti e quando mia nonna mi vide con i pantaloni cacciò un grido e imprecò, e noi le scoppiammo a ridere in faccia e un attimo dopo ridevamo tutti), e insomma avevo freddo e tremavo però lo stesso volevo sporgermi e guardare dall’altro com’erano piccoli quelli che ancora stavano giù e lei mi diede il suo impermeabile e quando io quest’anno ci ho portato mio figlio gli ho dato il mio e piangevo, e la gente mi guardava e io pensavo alla vita e a come si rinnova e sentivo di avere mio nonno accanto in quel momento come non mai, perché anche se quando è morto avevo tredici anni non lo dimenticherò MAI, certa gente dice di non ricordare più i volti dei loro cari defunti, ma io no, io lo rivedo esattamente com’era, il modo di camminare, le espressioni del viso, il tono della voce, posso evocarlo in ogni momento, ed è esattamente quello che farò con mia nonna… non voglio, non voglio, NON VOGLIO che l’ultima sua immagine nel mio cuore sia quella in ospedale, quella fatta di tubi e croste in bocca e flebo fuori vena e ematomi che per quanto massaggiassi e massaggiassi non andavano via e le facevano male, e le unghie malamente accorciate, ché io non sono capace a tagliarle perché me le mangio, e quei quattro peli in testa sparati in tutte le direzioni per quanto amorevolmente potessi pettinarli, e le labbra così screpolate da essersi piagate, e le mani piccole come uccellini spauriti, mano che se non ne avevano una da stringere si avvinghiavano alla sponda del letto o alla cinghia della serranda, mani con una stretta ancora sorprendentemente forte, l’unica cosa ancora viva in lei, e io non volevo che finisse così,e adesso è morta, e non la vedrò mai più entrare nella hall di un albergo e incantare tutti ancora a sessant’anni, con i lunghi capelli ancora nerissimi e lo smalto intonato al rossetto, elegante e altera nel suo tailleur, così bella, porcoddio, e ho dovuto lottare fino alla fine, perché volevano farle ancora male, in nome di una maledettissima e modernissima medicina volevano amputarle un piede, e per fare cosa, per farla vivere tre mesi in più imbottita di morfina e medicinali, per ridurla un orrore, un’ombra molle e putrida di sé stessa, una schifezza in putrefazione, di carne viva, e io ho lottato, ho lottato come mai nella mia vita perché la lasciassero stare, perché la lasciassero finalmente andare, andare a riposarsi, andare da nonno, ché era l’unica cosa che desiderava, perfino alla fine, quando ormai aveva perso anche l’ultimo briciolo di lucidità e chiamava la madre morta da sessant’anni e probabilmente anche se l’avessero operata non avrebbe sentito niente, anche allora ho lottato, per egoismo, perché non sopportavo più di vederla così e una parte di me non vedeva l’ora che finalmente morisse, che ci liberasse tutti, che non si riducesse come lo zombi di cui avevo tanta paura da ragazzina e ce l’ho fatta!, nessuno, nessuno l’ha toccata, e ora però lei è morta, e io mi sento spezzata, e mi manca da morire e non riesco nemmeno più a vedere quello che scrivo da quanto mi manca, non ho nessuno più al mondo adesso, con lei finisce tutto, se ne va la mia infanzia, se ne vanno tutte le cose belle della mia vita e anche se restano i ricordi il vuoto è incolmabile, lo so perché anche per mio nonno è stato così ed è ancora così, ma io VOGLIO soffrire per lei, perché l’ho amata, perché la amo e perché la amerò sempre, per il resto della mia vita, io non dimentico, non dimentico mai niente, e quando io non ci sarò più ci penserà mio figlio a tenerli in vita ed è incredibile come il dolore possa ripetersi nello stesso modo spietato, ricordo perfettamente quando seppi della morte di mio nonno, ricordo dov’ero, cosa facevo; per nonna l’ho saputo tramite sms, avevo mio figlio in braccio e avevo appena finito di fare la spesa, e contavo di tornare a roma per il weekend, e pensavo di avere più tempo, più tempo, più stramaledetto tempo!, e ora sento un dolore terribile ma anche un amore terribile, un amore che mi sta lacerando e però lo amo questo dolore, perché se lo sento così forte vuol dire che IO amo, che sono forte e coraggiosa e se ora soffro in questo modo insopportabile è perché l’ho amata di un amore insopportabile e niente potrà mai cambiare, perché la sento vicino, la sento dietro di me, e userò la sua morte, la userò per renderci tutti migliori, e domani, quando l’accompagnerò al cimitero, vicino al nonno, e la saluterò, e le metterò accanto l’ultima foto che le ho scattato con mio figlio, saprò che tutto il bene che le volevo per lei è stato prezioso, e l’unico mio rimpianto sarà quello di non esserle stata vicino in quell’ultimo momento, però so anche che lei adesso sa, e capisce, e comprende tutto, si, perfino un’atea per l’appunto come la merda queste cose le sa, e quindi ciao nonna, ci si vede, un favore però te lo chiedo, se mi devi apparire come fantasma prima avvertimi ché sennò mi caco addosso, capito?!?
Illuminazione di Lulu11 delle 15:57 | commenti (6)
Ma vedi te mannaggia alla madonna.
Ma che cazzo cianno in testa?!?
Ma io ve lo giuro che ho finito pure le bestemmie, pure.
Guardate QUI.
Dopo, suicidatevi pure.
Sono in Vietnam.
Prima pero' ero in Cambogia.
Poi vado in Laos.
Poi magari Thailandia, per fare qualche giorno di mare.
Appena tengo tempo posto qualche foto e quando torno
ne metto certe che dopo vi vorrete ammazzare dalla pena,
intitolate "Agent Orange".
Don't miss it.
Considerando che la cosa più eclatante successa in questi giorni è stato un furto di MG.K vis in farmacia, forse dovrei cambiare quartiere.
O amici.
O pianeta.
O sistema solare, magari.
Io da quando l'altro giorno ci abbiamo avuto i ladri sull'uscio
facciamo una vita di cazzi
armati fino ai denti
con mazze e coltelli tanti
(ché tanti vuol dire grandi)
ma anche piccoli, tipo serramanici
e pure mo' che vorrei scrivere il post
mi sento l'istinto di fuggire
da questa casa che fa rumori
che manco fosse una casa di sasini
lo volevo fare bello bello e tuttoinrima
ma purtroppo mi caco di restare
mi sento dei spietati
che camminano sul tetto
dei rumenipolacchi cattivi
che mi arrubbano l'hard disk esterno
che dentro ci stanno TUTTI i serial dell'universo
pure quelli in marziano coi sottotitoli
e in quel caso poi mi tocca d'inseguirli
perchè certe cose non si possono perdonare
e poi lo so che inizia una faida familiare
ché loro mi uccidono il figlio e io poi
mi tocca di uccidere il loro e così via
e poi finisce che qualcuno se ne deve partire per l'america
quindi forse è il caso
che prima di scappare da questi rumori terrificanti
che viggiuro mai in vita mia ho scritto così veloce,
pare che ciò cinque mani anziché tre come sempre
(tre?!)
comunque dicevo
no niente devo fuggire, mi dispiace
ma prima nascondo l'hard disk
e spengo il ferro sennò brucia tutto
Io una volta scrivevo.
Scrivevo sul blog, e voi piangevate o ridevate o mi prendevate in giro.
C'era chi mi dava della zoccola e chi invece mi inviava pvt scostumati chiedendomi di uscire, di fare sesso, di partecipare all'ennesima iniziativa oddiomuoreilpianetavienianchetuossennòèlafine; i miei post erano bei post, e figa mi ci sentivo per davvero.
Io una volta scrivevo.
Scrivevo sui muri, scrivevo coi pennarelli sui manifesti alla fermata del tram, incontenibile e talmente prolifica di idee e punti di vista e merdate di opinioni che dovevo scrivere, altrimenti mi schioppava l'anima, mi venivano le bolle, mi pizzicava la lingua e rompevo così i coglioni che diventavo insopportabile a chiunque.
Io una volta scrivevo.
E non è questione di brutto periodo: avevo preparato un post lungo un chilometro per raccontarvi di come in un giorno mi avessero diagnosticato la sclerosi multipla e dopo quattro ore invece me l'avessero, come si dice?, disdetta, no, non è la parola, ma insomma si capisce, quindi a quanto pare non è sclerosi, e cos'è?, boh, non si sa, nel farttempo io continuo a zoppiacare e a non vedere bene e ogni tanto non riesco a trovare le parole e dico emicromo invece di emocromo e quando va proprio male male azzurro invece di teiera ma no, non è questo, lo so, perchè per queste faccende io sono una tosta e mi preoccupa molto di più la sofferenza e il rancore impotente di chi mi è accanto quindi no, non è né il momento né lo stare male che mi preoccupa.
Io una volta scrivevo.
Scrivevo di me, perchè mi sembrava che fosse interessante, che ci fosse un nutrito pubblico, un pubblico da duecento accessi al giorno, che altro non aspettava di sapere cosa mi stesse succedendo e cosa potessi pensare sulle coppie di fatto e la pillola del giorno dopo; in fondo, ho sempre ritenuto di essere una persona interessante, perfino una tag ci ho messo, 'mirabolanti avventure'!, ché a guardarla adesso mi pare solo una cosa da sfigati.
Io una volta scrivevo.
Scrivevo perchè così mi sembrava di essere padrona di me stessa, mi sentivo eternamente giovane e ridevo di qualsiasi cosa, anche della più terribile, anche di quelle che avrebbero fatto scappare chiunque a gambe levate.
Io una volta scrivevo,
ma non so se voglio farlo mai più, perchè non ho più il coraggio di mettermi davanti a una tastiera e ritrovarmi davanti a un foglio bianco che mi vince, perchè adesso tutto mi vince, prima non avevo paura di niente e adesso penso solo al futuro e a quanto sarà triste e solitario e vuoto e senza amore perchè per la prima volta di amore sono io a non averne più, mi sento secca e arida e non riesco più a reagire a questa merda di destino avverso perchè cristo, non è giusto, non è possibile che una persona sola debba portare tutto questo peso, di media nella vita alla gente normale gliene capita mezza, tòh, una, tiè, esageriamo, due cose orribili e gravissime e terrificanti e apparentemente senza soluzione nel corso di UNA cazzo di vita; ci dev'essere qualche stronzo che si accanisce su di me, altrimenti non si spiega, forse è in corso un qualche minchia di esperimento su di me, perchè vi giuro che quando racconto qualcosa su di me la gente si caga sotto e scuote la testa dicendo che non è possibile, che questa è la stroria di quattro persone minimo e tutte sui novant'anni e per giunta vissute in tempo di guerra e NESSUNO si capacita di come possa ancora resistere e continuare a respirare e a mangiare e a cagare quando dovrei essere come minimo in un istituto psichiatrico com celle molto imbottite o in una vasca da bagno con l'acqua tinta di rosso e le vene a brandelli e non ancora qui, attaccata alla pelle del mondo con le unghie e con i denti, a programmare un viaggio in india con partenza ad agosto.
Io scrivevo,
emmò sono una qualunque che tiene la musica ad un livello accetabile per non disturbare i vicini, sempre sola anche quando è in coppia, sempre a casa.
Ma che epilogo di merda, 'rca troia.
Giovane donna amante animali cerca un bel micino da arrotar...ops!, ehm...da volergli tanto bene e metterlo nel frullator...ehm...ancora!, e metterlo in un bel cestino morbido e caldo.
Suddetta bestiola (il micino) deve essere necessariamente maschio e avere non più di quarantacinque - cinquanta giorni sennò poi nel frullatore non c'entr...ups!, sennò poi magari non si abitua alle regole di casa e lo devo arrostir...uellà!, e lo devo mandare a scuola di educazione che è scomodo e dispendioso.
Suddetto micino (la bestiola) lo voglio piccolo con i piedini piccoli che li puoi strizzare FORTE FORTE FORTE fino a completa soddisfazione e se il miciuino è troppo grande tiene anche le unghie grandi e ti fa gli origami di sangue in faccia e poi mi tocca spezzargli la spinuccia dorsale nella porta blindat....ahahahah non è vero ma che burlona inguaribile!, comunque: questo è un annuncio urgente in qunto il micino è per me in questo momento ESTREMAMENTE IMPORTANTE ED ESSENZIALE; di conseguenza, chi avesse notizie dell'esistenza di una bestiola con le suddette caratteristiche, se Essa bestiola si trova a Roma e dintorni (anche provincia) me lo faccia sapere che io arriverò e la porterò da me dove la amerò veramente MOLTISSIMO e giuro che non la faccio male mai mai mai.
Tale micino, ovviamente, dev'essere in regalo; sono disposta a pagare eventuali vaccini e spese mediche, ma non mi rifilate un animale scadente perchè M'INCAZZO e poi ve lo faccio ritrovare morto sull'uscio che per sbaglio magari uscendo di casa la mattina insonnoliti lo pestate e fate pure una bella sgommata di sangue per tutto il condominio e non è una bella cosa quindi a buon intenditor poche parole.
Grazie