Dunque.
Fatto sta che l'altro giorno la vostra Lulù era in giro per Roma col suo motorone.
Aveva appena fatto una di quelle cose tipo andare a trovarelanonnaanzianachetihacresciuto, una di quelle cose che ti fanno salire di una o due tacche il count pro-paradiso.
Fatto sta che l' Anziananonnachemihacresciuto abita praticamente a Castel Sant'Angelo, ché quando piove un po' di quella pioggerellina sfigata che c'è a Roma diventa una specie di torta rotonda gigante con su degli angeli al posto delle candeline.
Dunque, non avendo la Lulù un cavolo da fare, decide di andare sulla terrazza del Gianicolo a vedere il panorama.
(Si, embè? Non bisogna essere per forza turisti tedeschi, per farlo).
Ora, smadonnando sui sanpietrini sconnessi del lungotevere, ad un tratto al vostra eroina si accorge di stare per perdere il contatto con la realtà e di stare per caracollare muso a terra sui sopracitati sanpietrini.
Al che, decide saggiamente di accostare per ovviare al calo di zuccheri testé sopraggiunto con un succhetto di frutta o simili (si, vabbene, mangio troppo poco. Si, vabbene, effettivamente sono un po' troppo snella, ma del resto nella vita non si è mai né troppo magri né troppo ricchi, ricordiamolo).
E visto che chi è causa del suo mal piange sé stesso, la Lulù, inavvertitamente, accosta esattamente all'altezza della fermata dell'autobus accanto all'ospedale Santo Spirito.
Non l'avesse mai fatto.
Un' orda di vecchietti preoccupati le si accalca immediatamente intorno.
Ché, si sa, quelli alla disgrazia ci sono abituati, la fiutano peggio di un cane da punta.
-Signorì! Ma che ve sentite male?!?
-Madò, state bianca come 'n cencio!
-Venite, che qua ce sta un ospedale bbono, ve ce portamo noi!
Al che, inesorabili come Lillipuziani al cospetto di Gulliver, i vecchi iniziano a trascinare la vostra malcapitata verso l'ingresso del pronto soccorso, immutabili nelle loro espressioni preoccupate come i moai dell'isola di Pasqua, ogni forma di diniego e protesta calpestata dalle ciabattine ergonomiche.
La vostra eroina si dibatte e si dimena, riuscendo nell'intento più o meno quanto un cinese che cerci di buttare giù la grande muraglia con un cucchiaino da tè.
Si ritrova così nell'androne dell' ospedale, attorniata da una miriade di infermieri volenterosi.
-Che ha, che si sente?
-Ma nient..., fa per rispondere, quando i soccorritori, ormai almeno una diecina, preparati da anni e anni e anni di day hospital, iniziano a formulare svariate diagnosi:
-MA come che se sente?!? Nun lo vede? Guardi com'è sciupata! Com'è deperita! Flebo de prosciutto e vino rosso!
-Pare morta!
-Seconno me cià quella cosa lì, quella, l'apochessia! Quella cosa dee' modelle della tivvù!
(Al che, diciamola tutta: la Lulù un po' si commuove, di fronte a tutto questo interesse, e docilmente si fa accompagnare nella saletta adibita alle visite, un po' smadonnando e un po' sghignazzando per l'assurdità della situazione. Le viene in mente un racconto di Bradbury, il Barattolo, le pare che si chiamasse, in cui ogni volta che c'era un incidente il gruppetto di persone che si attorniavano alla vittima potevano decidere del suo futuro con delle semplici frasi, e si dice che tutto sommato le è andata bene, ché nel suo caso la prognosi è abbastanza favorevole. Nel frattempo, cerca di ingoiare lo smacco vecchietti-Lulù 1-0, il che non è propriamente una bazzecola).
Fine della favola, la Lulù rimarrà in osservazione fino al mattino dopo, rifiutando qualsiasi tipo di analisi e/o di supporto medico, in quanto è perfettamente cosciente del perchè non sia proprio in forma smagliante.
Se ne andrà il giorno dopo, verso le dieci del mattino, impettita come se avesse una scopa nel sedere, cercando di far dimenticare al personale paramedico di essere stata trascinata lì da un'orda di piccole mummie con le manine spintonanti.
E sono smacchi che, nella vita, mica si dimenticano tanto facilmente, eh.